AD ESSERE SINCERA, IL MIO AMORE PER LO YOGA…

 

Volendo essere totalmente sincera con me stessa, mi chiedo se io abbia realmente inteso cosa sia effettivamente lo Yoga. Una disciplina che spesso viene fraintesa, decontestualizzata, generalizzata e soprattutto alterata.

Volendo essere totalmente sincera con me stessa, a volte mi chiedo se la mia visione dello Yoga sia affine con ciò a cui esso aspira. Una visione di unione e -aggiungerei- sincerità. Pura.

Volendo essere totalmente sincera con me stessa, mi capita di chiedermi se il mio ascolto interiore sia quantomeno limpido. Una comunicazione che richiederebbe amorevolezza per sé, accettazione e coraggio di abbracciare ogni parte intima della propria unicità.

Volendo essere totalmente sincera con me stessa, mi interrogo sul “come”: come vivo realmente dolore, paura, frustrazione, odio, amore e tutte quelle emozioni così difficili, per me. Ho realmente il coraggio di comunicarci e guardarle? Restare, senza forzare né scappare ma soprattutto non “anticipare”? Come reagisco sinceramente? Le trasformo a mio piacimento oppure ho davvero appreso, quanto meno, quella stabilità nella dinamicità dell’essere, del viaggio e del mondo?

Tutto ciò mi porta a osservarmi nelle “posture” del mio quotidiano. E mi rendo conto di rincorrere l’equilibrio, la stabilità, la comodità, nella speranza che tutto vada sempre per il meglio e, una volta raggiunti (e se raggiunti), di avere la meglio sugli effetti che le avversità e l’imprevedibilità della vita generano nel mio mondo emotivo.

Perciò, Volendo essere totalmente sincera con me stessa, mi domando come affronto concretamente le asana nella pratica dello Yoga: fuggo via con la mente, per non sentire e non vedere, o resto perché in realtà so che non dureranno per sempre?

Forse, semplicemente, respiro. Perché ho scoperto che davvero il respiro è una strategia efficace. Mi perdo nell’ascolto del suono di Ujjay, perché in fondo è una melodia, un diversivo piacevole in un momento di difficoltà. Scaccio i pensieri e le immagini che affiorano dal profondo convincendomi di dover restare nel qui ed ora. Ma mi chiedo se la focalizzazione sul qui ed ora non sia una scusa per non vedere o ricordare e che in realtà passato, presente e futuro si fondono nella circolarità di un tempo che preferisco credere lineare.

Volendo essere totalmente sincera con me stessa, mi rendo conto che tutta questa pratica mi ha portato a farmi delle domande, le cui risposte perdono la loro universalità nell’istante stesso in cui mi pongo un dubbio. Lo stesso dubbio che mi infonde la certezza che senza la pratica non sarei qui, ora, a comprendere quanto l’amore per lo Yoga sia sbocciato in me come aspirazione a una ricerca e che il vero viaggio è nella domanda, non nella risposta. O meglio, come dicono i miei maestri, lo scopo del viaggio non è raggiungere la mèta, ma il viaggio stesso.

Francesca