COSTRUIRE IL BUON SENSO PER DIVENTARE ESSERE PENSANTI

COSTRUIRE IL BUON SENSO

PER DIVENTARE ESSERI PENSANTI

Non siamo dotati di buon senso alla nascita. Il buon senso è un prodotto di un “allenamento” mentale che deve avere luogo fin dalla tenera età.

Credo sia evidente a tutti come in questo periodo sia davvero difficile arrivare ad una qualsiasi certezza.
La manipolazione mediatica, sia da parte dei media mainstream che dei social, ha raggiunto livelli di ingerenza nel pensiero delle persone mai visti prima ed è molto facile farsi influenzare da opinioni (nel migliore dei casi) ma soprattutto da notizie false, o presentate in modo tendenzioso, di ogni genere.
Anche chi dispone di una cultura solidamente strutturata rischia di essere travolto da convinzioni, tendenze o opinioni di massa, opportunamente gonfiate, a volte con lo scopo di influenzare il comportamento altrui, a volte a “semplice” scopo di lucro.
Ma è davvero così difficile schermarsi in qualche modo da questi fenomeni?
In realtà assolutamente no: basterebbe, molto spesso, usare il buon senso. Ma qui casca l’asino, perchè il buon senso non è un’entità oggettiva, non è una caratteristica genetica che ci viene fornita alla nascita. Dunque, se lo usiamo raramente, all’occorrenza non sarà affatto un “buon” senso.
Il buon senso è qualcosa che va costruito per noi e, se ne abbiamo, per i nostri figli. È un modo di concatenare concetti che prevede un esercizio costante, fin dalla più tenera età. Se pretendiamo di tirarlo fuori una volta ogni tanto, raramente darà risultati positivi.
Chi usa abitualmente il buon senso da quando era piccolo, oggi difficilmente si lascia fregare da una notizia o, come molto più spesso accade, da una campagna mediatica costruita artificiosamente a sostegno di questo o quel pensiero per scopi che nulla hanno a che vedere con la verità.
Tuttavia anche questo può non bastare, perchè l’uso del buon senso non può prescindere dall’entità di base: l’individuo pensante, laddove per “pensante” si intende qualcuno in grado di connettere i neuroni in modo efficace e quindi di produrre pensieri in modo non automatico. Il buon senso che possiamo mettere in campo è inversamente proporzionale alla meccanicità del nostro pensiero.
Ecco perché il buon senso scarseggia: perché (al contrario) primeggiano la meccanicità, la superficialità, la sempre più profonda mancanza di individualità, interiorità e capacità di indagare il mondo alla ricerca di una Verità che, fortunatamente, per quanto apparentemente sempre più lontana, ha la caratteristica di essere oggettiva e quindi di non dipendere dall’imbecillità umana per sussistere.
D’altronde, anche l’imbecillità ha una sua realtà all’interno della Verità.
E questo, come direbbe Tex Willer, è puro buon senso.

Franz

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