La sacralità del corpo

Ci hanno fatto credere che tutto ciò che è spirituale non deve essere contaminato da ciò che è fisico e materico né da ciò che è mentale.
È il grande inganno. E il peggio è che ci abbiamo creduto.
Il corpo è spirituale quanto lo è una preghiera; lo spirito è mentale quanto lo è un pensiero; ciò che è mentale è fisico quanto lo è un’immagine in 3D.

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Frida Kahlo, La Colonna rotta, 1944

Il corpo è spirituale come una preghiera.
Perché è nel corpo che la tua coscienza si identifica, perché è il corpo il veicolo per tramite del quale la tua coscienza (o anima, se preferisci) si manifesta, perché è negli anfratti più reconditi e insondati del tuo corpo che dimorano le coscienze che ti hanno preceduto (i tuoi genitori e i tuoi avi tutti), le loro vite, i loro dolori, le immagini e le impressioni che prima di te hanno contribuito a creare e assimilare; perché è con il tuo corpo che ogni giorno compi il gesto sacro della nutrizione (con il cibo, con l’aria, con la qualità dell’energia che ti circonda); perché è il tuo corpo fisico che ti dà la possibilità di “sentirti” reale in questa dimensione “grossolana”, fatta di materia solidamente aggregata. Il corpo è una preghiera, in quanto manifestazione della volontà di una coscienza (anima) che all’occhio umano sarebbe altrimenti non visibile. E cosa c’è di più spirituale della volontà dell’anima?

“L’armonia di anima e corpo… che cosa grande! Nella nostra follia noi li separiamo e abbiamo inventato un realismo che è volgare e un idealismo che è vuoto” (Oscar Wilde, Il ritratto di Dorian Gray, 1891)

Lo spirito è mentale quanto un pensiero.
Come potrebbe essere altrimenti? Siamo limitati a dover immaginare lo spirito e la spiritualità, poiché non abbiamo inventato strumenti per misurarli (escludendo aprioristicamente la possibilità che tali strumenti non abbiano alcun bisogno di essere inventati perché dimorano dimenticati in ciascuno di noi). Per parlare di spirito, dunque, dobbiamo pensare allo spirito il quale, allo stato attuale e per la maggior parte di noi, è e resta null’altro che un pensiero.

Ciò che è mentale è fisico quanto lo è un’immagine in 3D.
Non è forse vero che quando pensiamo a qualcosa, cerchiamo di ricondurlo a una immagine tridimensionale? A volte, ci si riesce, altre no. Ma un pensiero è una forma, un segno, un simbolo. Un pensiero è frutto dell’aggregarsi di immagini che abbiamo conosciuto e che custodiamo nel cervello e nei visceri. E siamo di nuovo nel corpo e nella sua sacralità.

Com’è possibile, allora, che ancora ci si ostini a frammentare, catalogare, compartimentare ciò che di fatto non lo è?
Com’è possibile relegare il corpo a mera macchina che a volte, guastandosi, necessita di interventi a questo o quel pezzo di ricambio?
Nel corpo dimori tu, dimora la tua coscienza, l’entità che emana il tuo soffio vitale, il tuo sé più intimo, profondo e alto.
Impara ad ascoltarlo, a non vergognartene, ad accettarlo e, anzi, ad occupartene con la stessa benevolenza, col rispetto e la passione con la quale ti prenderesti cura di un luogo che ritieni sacro. Perché di questo si tratta.
Non di altro.