Gyuto Monks: meditare sull’essenza

Ecco, la vera natura di un maestro. Mentre eravamo intenti a riflettere su quali argomenti trattare nei prossimi podcast, il Geshe accorre in nostro aiuto e ci fa questo fantastico regalo: il link al filmato che trovate in fondo a questa pagina. Vi spieghiamo di cosa si tratta.

Durante uno dei tour dei Gyuto Monks in Australia, Geshe Lharampa Thupten Tenzin, vice abate del Gyuto Tantric Monastery di Dharamsala e nostro ospite in molte occasioni per eventi a lui totalmente dedicati, parla della natura ultima della realizzazione e dunque del meditare. Inoltre, insieme ai colleghi, ci regala un’intervista allegra e giocosa ma al tempo stesso su argomenti seri (com’è nel suo stile) e venti minuti dei celebri canti conosciuti in tutto il mondo.

Geshe and Gyuoto
Geshe Lharampa Thupten Tenzin (il quarto da sinistra) e alcuni monaci Gyuto.

Vi riporto qui di seguito una libera traduzione scritta dell’intervista, al termine della quale, i Gyuto intonano un canto di invocazione per la realizzazione delle aspirazioni dei presenti all’evento. Personalmente ci ho meditato e, al di là della realizzazione delle mie aspirazioni, come sempre l’effetto è potente. In fondo alla pagina, invece, trovate il link a Youtube, dal quale potete ascoltare direttamente sia l’intervista che i canti (che iniziano a 29:33 circa)

Buona visione e buon ascolto!

Gary (intervistatore): Se alcune discipline e filosofie vi sono note sapete di cosa stiamo parlando, altrimenti lasciate che vi spieghi cosa succede qui stasera.
La cinetica è lo studio secondo il quale il suono genera degli effetti sulla materia e i mistici lo sostengono da migliaia di anni.
Nel filmato avete visto un altoparlante sovrastato da un contenitore pieno di acqua. Da quella cassa usciva un canto particolare e si è notato che l’acqua rispondeva -muovendosi in diversi modi- a questo suono armonico.
È noto che in tutte le culture indigene è presente il concetto secondo il quale il nome e la forma sono strettamente correlati e dunque il suono crea la materia, la materia risponde al suono. Dico questo perché tra non molto ascolteremo questi canti molto antichi e il nostro cervello non dovrà necessariamente comprenderli in modo razionale, perché lo farà la nostra naturale saggezza innata.
Dovete semplicemente avere fiducia nel fatto che questi canti stanno lavorando in qualche modo sul vostro apparato fisiologico.
Ora, da questi monaci comprenderemo come coniugano la loro spiritualità in un mondo così materiale e come si adoperano per mantenere attiva e presente questa spiritualità nel mondo.

Gary: a che età ha deciso di diventare monaco o è stato in qualche modo incoraggiato dalla sua famiglia o dalla sua comunità?

Geshe: avevo otto o nove anni quando sono diventato monaco. I miei genitori mi hanno detto “dovresti andare in monastero”. Nel luogo da cui provengo, è tradizione che si preghi per avere più di un figlio in famiglia, in modo che uno di loro si dedichi alla vita monastica. Nel mio caso, siamo in tre, due fratelli e una sorella. Io sono il secondo maschio e così il monaco di casa sono io.

Gary: sei fortunato!

Geshe: non lo so!

(risate)

Gary: io sono sposato e ho due bambini e ogni tanto penso: “ragazzi! Fare il monaco dovrebbe essere così facile!”. Ma andiamo avanti: com’è la vita da monaco?

Geshe: quando, all’età di otto o nove anni, sono entrato in monastero, ero così vicino a casa che tutte le sere potevo tornare a dormire nel mio letto. Ho fatto così fino a 17 anni, quando sono stato mandato in un monastero molto grande piuttosto lontano da casa. Ero davvero molto felice di entrare in quel monastero perché sapevo bene che lì mi sarebbe stata impartita un’educazione di alto livello, che avrei avuto molti amici, molti giovani monaci come me, parliamo di 200 o 300 monaci tutti insieme, così i miei ricordi di quel tempo sono ricordi di un periodo felice.

Gary: non sono certo di quanti anni tu abbia…

Geshe: ehm…

Gary: non devi dircelo!

(risate)

Geshe: hai un aspetto fantastico!

(risate)

Gary: in tutti questi anni da monaco a quali grandi cambiamenti a livello sociale hai potuto assistere? Mi riferisco alla consapevolezza, pensi che stiamo andando verso il positivo? Sei preoccupato per il nostro futuro?

Geshe: Dall’età di 17 anni e fino ai 33 ho studiato all’interno del monastero e non ho potuto vedere granché fuori da lì. A 33 anni, sono stato in Europa per la prima volta e poi per diverse volte e ho potuto constatare personalmente due cose ben distinte: in sostanza, da un lato ho constatato che l’avidità e l’egoismo umano non sembrano andare migliorando, anzi sembrano diventare sempre più forti e così quando guardi in quella direzione le cose non sembrano essere migliorate ma dall’altro lato, invece, per esempio il livello di istruzione sembra essere molto aumentato nel mondo. Le menti sono aperte, le comunicazioni sono aperte e dunque possiamo imparare molto gli uni dagli altri. Insomma, le nostre menti sono aperte a una migliore comprensione. Pensate per esempio alla Cina: oggi le persone sono più istruite e il risultato è che la situazione generale è molto migliorata. Questo è ciò che penso e spero.

Gary: a cosa è dovuta secondo te la crescita del potere dell’avidità e a cosa l’aumento della consapevolezza? Abbiamo queste forze che agiscono su di noi… È perché ci stiamo dirigendo verso un’era di realizzazione o ci stiamo immergendo sempre di più nel kali yuga (l’era più buia dell’esistenza umana, secondo la tradizione vedica ndt)?

Geshe: fondamentalmente, il fatto che le persone diventino sempre più avide, è solo un’abitudine umana. In effetti, nei secoli passati, la politica era più diretta alle cose concrete così gli individui cercavano di conquistare potere immenso, invadendo e conquistando, ma ora viviamo in questo nuovo principio di democrazia che è diffuso a livello nazionale in molti paesi, ma anche nelle case, nelle famiglie… Molte famiglie non erano così democratiche in passato! Oggi la democrazia è il principio prevalente. Dunque, ancora una volta, coltiviamo la grande speranza che quest’epoca sia davvero molto migliore grazie al fatto che l’umanità si sta effettivamente risvegliando rispetto a quanto siamo tutti interdipendenti, così strettamente connessi, così quando qualcosa accade in Europa, questo ha una ricaduta in ogni altro paese del mondo. Quando accade qualcosa di terribile, le persone si mobilitano ovunque nel mondo per cercare di cambiare le cose.

Gary: dunque per chi davvero volesse far parte di questo cambiamento, cosa pensi che individualmente ciascuno di noi possa fare? Hai qualche raccomandazione?

Geshe: in quanto esseri umani, abbiamo una responsabilità innata, perché esiste una responsabilità nel fatto stesso di essere umani. La responsabilità, per esempio di essere parte di una organizzazione a livello sociale, la responsabilità stessa di essere cittadino di una nazione, ma la cosa migliore che possiamo fare, e dunque dal punto di vista personale, è di coltivare una semplice intenzione e fissare in noi quell’intenzione costantemente così da essere certi di onorare la nostra personale responsabilità. E la giusta intenzione contiene sia la giusta visione che la giusta azione. Dunque la giusta visione è essere grati per l’interdipendenza. La nostra felicità, la nostra sofferenza dipendono dagli altri e così dobbiamo mettere in atto il nostro senso di responsabilità aiutando gli altri e con quella stessa intenzione essere gentili con gli altri, fare tutto ciò che possiamo per aiutare gli altri o, quanto meno, se non possiamo fare nulla per aiutarli, almeno cerchiamo di non arrecare danno.

Gary: cosa impedisce a ciascuno di noi di realizzare la nostra natura del Buddha? Cosa lo rende così difficile?

Geshe: È una bella domanda! C’è una cosa che dobbiamo comprendere sulla natura del Buddha. È molto importante coltivare la natura del Buddha e ancor più importante è comprendere cosa significhi. Ogni essere umano, ogni animale, ogni essere senziente possiede una coscienza, possiede questo potenziale innato di essere illuminato, fa parte della natura della consapevolezza e quando lo riconosciamo e comprendiamo integralmente cosa significhi, in fondo lo dicono tutte le religioni del mondo, quando nutriamo rispetto vicendevole, allora generiamo più armonia nel modo in cui ci relazioniamo gli uni agli altri e questo a sua volta genera pace e felicità. Ecco, bella domanda, domanda difficile!
La natura del Buddha è definita come la natura ultima (massima, ndt) di tutti i fenomeni poiché se noi investighiamo scrupolosamente, a fondo, alla fine è ciò che troviamo. Il punto è che semplicemente non l’abbiamo trovata perché non abbiamo investigato a fondo.

Gary: nella vostra tradizione sembra che la disciplina giochi un ruolo fondamentale nel processo di evoluzione spirituale. Pensi che noi occidentali siamo troppo pigri? Spiritualmente pigri!

Geshe: per noi la comprensione arriva solo per mezzo di studi e pratiche profondi, devi essere totalmente dedito a queste attività. In quanto monaci, non abbiamo famiglia e dunque possiamo dedicare tutto il nostro tempo ad approfondire studio e pratica, al Vinaya, il codice di condotta al quale ci atteniamo e che ci aiuta nel nostro intento. Per completare i nostri studi occorrono davvero molti anni e non è possibile se non si aderisce al codice, ossia se non si seguono determinate regole. Ma la questione morale è qualcosa che accumuna sia chi conduce una vita fuori dal monastero che i monaci. La pratica buddista e l’individuo buddista può esistere in ogni forma. C’era un re in India, chiamato Indrabhuti, che aveva una famiglia, dei figli ed era un illuminato. Non è necessario che tu segua una particolare disciplina per questo.

Gary: noi vediamo i monaci come persone che si ritirano dalla società, conducono un’esistenza spirituale e poi ci sono persone che vivono a stretto contatto con la società ma rendono comunque spirituale la loro esistenza. Pensi che ci sia posto per noi nel mondo spirituale?

Geshe: forse in passato c’era questa divisione netta: le persone che studiavano, facevano solo quello, chi lavorava non faceva altro. Chi studiava si occupava di studiare solo una materia. Oggi le cose sono cambiate e le persone possono fare entrambe le cose, puoi meditare e lavorare e puoi studiare qualsiasi cosa. È più facile praticare la Via di Mezzo (il metodo insegnato dal Buddha per raggiungere la liberazione dalla sofferenza, ndt).

Gary: mi domando se, in quanto monaci, insomma così defilati dalla società e al sicuro, be’… siete in grado di praticare restando nel monastero o nella vostra comunità, con tutta la tecnologia a disposizione, come gli smartphone, facebook… Insomma, surfate?
(risate) È una sfida per i monaci mantenere la disciplina o la tradizione con tutte queste tentazioni della società moderna?

Geshe: nel monastero da cui veniamo effettivamente questo è un grande problema, perché questa è l’età della distrazione, abbiamo gli smartphone certo ma durante la vita quotidiana in comune, per esempio, durante i momenti di raccoglimento non abbiamo il permesso di portare il cellulare ma quando usciamo e nessuno ci vede, allora, be’… (risate)
Le persone come i monaci e i lama hanno una grande responsabilità e nei monasteri questa è la loro preoccupazione più grande rispetto ai cellulari perché rappresentano una grande distrazione. In passato, per completare gli studi occorrevano 27 anni in Tibet, adesso l’iter è stato ridotto a 20 anni, di cui 13 al college, 6 all’università e 1 anno di Tantra. Si tratta di scuole paragonabili a Oxford o a Cambridge. E non c’è possibilità di accorciare ulteriormente i tempi poiché non sarebbe possibile approfondire gli studi stessi e il fatto di essere distratti dagli strumenti tecnologici potrebbe comprometterne il completamento.

Gary: grazie per aver condiviso i vostri insegnamenti con noi stasera, è stato molto emozionante, formidabile. Ancora 3 domande. Qual è il vostro oggetto materiale preferito al mondo?

(risate)

Geshe: il mio oggetto preferito è un testo, uno dei testi sui quali studiamo. Ce n’è uno particolarmente lungo, fisicamente lungo. Questo è il mio oggetto preferito.

Gary: e qual è la tua barzelletta preferita?

Geshe: io amo le barzellette e quando sono un o’ sotto stress mi piace leggere libri di storielle, qualsiasi libro di barzellette.

Gary: è proprio come con il Dalai Lama, lui è sempre così giocoso e sorridente tutto il tempo e anche voi.

Geshe: sì, è bello essere giocosi. Ma qualche volta siamo fin troppo seri perché ti viene da ridere e sai che non smetteresti mai e perderesti il controllo

Gary: se dovessi immaginare un mondo migliore e avessi il potere di manifestarlo come sarebbe questo mondo?

Geshe: non ho mai pensato a questo prima ma se potessi scegliere, mi piacerebbe essere un professore universitario… so che molte persone risponderebbero in questo modo se venisse loro chiesto cosa vorrebbero essere ma non ho davvero mai pensato a come costruire il mondo se ne avessi facoltà.

Gary: chissà, magari la prossima volta che vieni qui sarai pronto a condividere con noi questo pensiero. L’ultima cosa che voglio chiederti riguarda il vostro far parte della comunità Gyuto. I Gyuto hanno una posizione sacra nella società, come se fossero a salvaguardia della pratica spirituale e della conoscenza spirituale e il loro ruolo è di cantare per diffondere questa vibrazione nel mondo, dico bene?

Geshe: attualmente la comunità Gyuto è piccola ma il loro compito è grande ed è quello di essere al servizio e a beneficio di tutti gli esseri senzienti del pianeta, questo è ciò a cui aspirano. Ci sono molti monaci che arrivano dall’estero per studiare al Gyuto Tantric Monastery du Dharamsala. Arrivano dall’Occidente ma anche dalla Cina, da Taiwan e anche la loro intenzione è quella di servire al beneficio di tutti gli esseri senzienti.

Gary: cosa canterete per noi e cosa ci suggerisci di fare mentre coi cantate?

Geshe: cominceremo con l’invocazione al Buddha, all’essere illuminato, saggio. Il Buddha è presente proprio qui, di fronte a noi. Divideremo queste invocazioni, questi canti in 7 ramifcazioni ma fondamentalmente cercheremo di creare una grande energia spirituale dedicando questa energia a tutti coloro che sono qui e affinché possiate portare a compimento le vostre aspirazioni, così che gli ostacoli possano essere rimossi. Dal canto vostro, potete riflettere sul fatto che gli stati mentali negativi creano sofferenza, gli stati mentali positivi creano felicità. Tutti vogliamo essere felici, nessuno vuole soffrire. Così focalizzate sul generare virtù positive, in modo da beneficiarne personalmente e rendere un servizio anche agli altri.

Gary: Grazie per essere venuti qui. Siete tutti belli.