Rinuncia. E ti sarà dato.

Ogni giorno, per un numero imprecisato di volte ci troviamo nella condizione di dover fare una scelta e ogni volta che ciò accade, ci appelliamo alla nostra esperienza. Come se fosse la fonte migliore a cui attingere nel momento in cui occorre decidere su quale sentiero proseguire la nostra vita, di qualunque cosa si tratti: dallo scegliere cosa mangiare per pranzo alle urgenze spirituali e ai massimi sistemi.

In realtà, l’esperienza è spesso cattiva consigliera, poiché ci riconduce costantemente al punto di partenza e ci impedisce di evolvere, di sperimentare altro, il nuovo, appunto. L’esperienza ci dice: “se ti capita questo e agisci così, otterrai questo e quel risultato”. In sostanza, appellandoci all’esperienza, non facciamo altro che reiterare vecchi comportamenti, schemi sui quali ci avviluppiamo pensando che ci siano consoni, che siano giusti per noi e che ci permetteranno di salvaguardare ciò che abbiamo ottenuto fino a quel momento, ma che, in realtà, altro non fanno che limitarci e impedirci di seguire le sacre leggi della Natura.

Se è vero che siamo parte integrante di questo universo, se questo Universo è in continua espansione, allora anche noi dovremmo seguire lo stesso corso naturale e imparare a osare nuove risposte agli stimoli, questo ci permetterebbe di espandere la nostra esperienza, di rinnovarla e dunque di evolvere.

iceage-thumb2Evitando di rimanere arroccati su convizioni che magari ci hanno salvato il deretano in una o al massimo due occasioni, potremmo scoprire che ci sono altre infinite possibilità di rispondere a uno stimolo e che queste altre infinite possibilità non possono che arricchirci, in ogni senso.

Per ottenere una nuova risposta, però, un nuova visione, occorre rinunciare ai vecchi schemi, occorre rinunciare, per esempio, alla sicurezza che questi schemi ci trasmettono. Noi non ne siamo quasi mai consapevoli, ma questa sicurezza è effimera, è solo una comodità del cervello. In realtà, come per tutte le cose che accadono in Natura (della quale, insisto, siamo parte integrante), per ottenere qualcosa dobbiamo rinunciare a qualcos’altro.

Immagina anche soltanto il momento magico della creazione di una vita all’interno del ventre materno. L’uomo e la donna rinunciano a parti vitali di loro stessi per poter generare nuova vita. Non solo: a ovulo fecondato, per poter procedere nella formazione dell’embrione e del feto, è necessario che la cellula si scinda, rinunciando (addirittura!) alla metà di sé più e più volte, fino a produrne ben 64. Solo e soltanto in questo modo il nuovo potrà accadere, la nuova vita potrà generarsi e crescere.

Vogliamo restare in ambiti più quotidianamente e prosaicamente fruibili? Pensiamo allora alla necessità di nutrirci. A parte qualche raro caso di esseri che si nutrono di luce o di aria (cosa che, per un certo verso, ha un suo senso compiuto, poiché luce e spazio sono fattori primari di vita, ma non è questa la sede), tutti noi abbiamo necessità di alimentarci per vivere così come, allo stesso modo e – oserei dire – con una importanza ancora maggiore, per poter ricevere nutrimento dal cibo in modo costante e organizzato, dobbiamo rinunciare alle scorie prodotte dal cibo stesso. Dobbiamo fare la cacca, insomma (e mi fermo a questo), altrimenti non stiamo bene, né fisicamente né mentalmente né emotivamente. Ne sanno qualcosa le persone stitiche e i medici esperti di Medicina Tradizionale Cinese, i quali danno giustamente un’importanza primaria a tutto ciò che ruota intorno all’evacuazione e ai suoi prodotti e derivati. Ma questa è un’altra storia.

Tornando all’ottenimento di qualcosa, sia esso un risultato, una risposta, un guadagno, una crescita, l’assioma corretto è: Rinuncia e ti sarà dato. Chiedere, semplicemente, non solo è limitante e limitativo, ma è anche segno di supponenza. Perché non esiste nulla, in Natura, che semplicemente chiedendo e senza fare nient’altro, ottenga qualcosa.

La capacità di rinunciare alle convinzioni, agli schemi, alle false comodità. Questo è l’atteggiamento corretto per imparare a ottenere. Insieme a una consistente dose di umiltà. Che non significa penitenza, ma semplicemente allineamento alle cose di Natura.

 

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