Yoga, Adolescenza e percezione del corpo

Yoga, Adolescenza e percezione del corpo

Abbiamo già introdotto la sintesi yoga e adolescenza nell’articolo “Yoga e adolescenza: effetti e benefici”. Qui vorrei approfondire il tema dell’adolescenza sulla base della mia esperienza personale sia come adolescente piena di problemi, prima, che come praticante e insegnante di Yoga, poi.

Ho iniziato a praticare yoga proprio in adolescenza, in una fase in cui il mio corpo era diventato il mio bersaglio. Tutto il mio dolore emotivo e il successivo sfogo rimanevano bloccati lì, nel mio corpicino, troppo piccolo ed esile per sopportare tutto il dolore.

Non avevo alcuna percezione di quello che mi accadeva e delle mie reazioni, sapevo che avevo bisogno di comunicare ma non ne avevo le capacità, non avevo gli strumenti adatti a elaborare ciò che percepivo, di trasformarlo in qualcosa di positivo e così me la sono presa col mio corpo. Mi sembrava che il cibo ce l’avesse con me!

Oggi posso dire che si è trattato di una sorta di “trasfigurazione inconscia” di uno dei bisogni primari dell’uomo. E nonostante il mio corpo cambiasse, continuavo a dimagrire, mi vedevo sempre uguale e per me non c’era alcun problema in quello che accadeva, se non un continuo stato di debolezza che mi dava noia solo quelle volte che invece avevo voglia, come ogni adolescente, di sentirmi grande, forte, piena di energia e dunque libera. Nello yoga, ho trovato anche la forza e la capacità di guardare in fondo, di superare quella paura di crescere, quella difficoltà di accettare chi sono e riconoscere il mio viso e il mio corpo allo specchio.

Grazie allapratica dello yoga, ho imparato che guardare non significa vedere e, grazie a questo, ho imparato a permettermi di sbagliare, a non paragonare-mi. Per questo (e per molto altro), auguro a chiunque stia passando un momento di debolezza di trovare un posto, un proprio luogo, un piccolo ritaglio di tempo per permettersi di accettare questa fragilità, di fronteggiarla ed elaborarla, senza avere paura delle emozioni, trovando il coraggio di guardare oltre e imparare ad amarsi, per ciò che si è.
In termini generali, dunque, lo yoga può essere un appoggio-aiuto anche in quei momenti in cui l’adolescente ha superato la soglia, il limite.
Il modo in cui si muove e tutta quella serie di dinamiche comunicative non verbali sono una forma di espressione di questo disagio, poiché il corpo è un veicolo di comunicazione del mondo interiore, delle motivazioni, degli stati d’animo, delle emozioni, di tutte quelle pulsioni interiori che non vengono elaborate, comprese, sfogate.
Ogni comportamento aggressivo, verso se stessi o gli altri è un modo per rendere manifesto qualcosa che interiormente non ha ancora una forma. Ecco perché i giovani hanno bisogno di imparare come trasformare, elaborare ciò che sentono o vedono in qualcosa di concreto, reale, bello, per imparare ad amarsi e accettarsi.
Quando questo insight non avviene, spesso si finisce con ritrovare adolescenti che si rifugiano nel cosiddetto “mondo dei pari”, credendo che nessun adulto possa capirli, assumendo maschere per non guardare in faccia la loro vulnerabilità, la loro sofferenza, la loro paura di crescere e cambiare.
Assumono condotte dettate dalla rabbia, travisano il concetto di bello, individuano punti di riferimento devianti.
L’ascolto, la propriocezione, la ricerca, le asana, il pranayama e tutte e tecniche che identificano la disciplina dello yoga, possono essere degli strumenti utili in tutti quei casi in cui vi sono difficoltà di accettazione, identificazione, ribellione, oppressione, confusione.
In tutte quelle situazioni che richiedono un atto d’amore. Verso sé.

Francesca