YOGA: TRA ODIO E AMORE

Voglio parlare di Hatha Yoga: Yoga della forza (dello sforzo), yoga del Sole ”ha” e della Luna ”tha”, ramo dello yoga che racchiude tutte le pratiche fisiche.

Da un po’ convivo con un altalenante sentimento fatto di amore ed odio per questa disciplina, che da una parte mi incita ad andare oltre le mie infinite insicurezze e dall’altra mi dissuade dall’ignorare il fatto che devo del rispetto anche ai miei limiti. Questi ultimi dicono chi sono, che mi piaccia o meno, parlano di me, del mio passato, e possono influenzare il mio futuro.

Ho incominciato a praticare con differente consapevolezza nel momento stesso che ho capito che Yoga non significa fare ciò in cui riesco con facilità ma comprendere e affrontare ciò che invece facile non è. Quando ho realizzato che ogni postura è un’occasione per esplorare, dar forma a un pensiero, creare spazio dentro fuori.

Ho quindi umilmente abbassato il capo e ripreso il cammino con nuovi occhi e nuova attitudine.

Uno dei miei tanti Maestri suole dire: “La pratica deve essere una fucina di rivelazioni. Sbarazzarsi dell’ostacolo è il modo migliore per assistere al cambiamento”.

Ho così scelto tra i tanti asana “ Eka Pada Rajakapotasana”, anche conosciuto come “posizione del piccione reale”, una postura che unisce l’intraprendenza della sfida all’imprescindibile rispetto.

Il profondo inarcamento, con adeguata preparazione e attenzione, si trasforma in una delicata carezza alla schiena e una fiera e coraggiosa apertura del petto e di ciò in esso è contenuto: il cuore.

Puro equilibrio tra ciò che scende e ciò che sale, svela spazi e prospettive riuscendo ad aprire canali inaspettati. La sua esecuzione non può avvenire seguendo un percorso già battuto perché, pur trattandosi di un insieme di movimenti ben ponderati ed eseguiti separatamente anche in altre posture, la natura di ciò che sprigiona Eka Pada Rajakapotasana è puramente selvaggia. Come se, per vera alchimia, le regole divenissero la materia prima di cui è fatta la libertà.

Lo Yoga viene prima da dentro, è qualcosa che si disvela pian piano, attraverso la nostra consapevolezza e le nostre azioni. Se non cerchiamo di prevaricarlo o caricarlo di aspettative, il corpo risvegliato non sarà più solo un mezzo ma piuttosto la nostra guida. Aprendoci all’ascolto, avremo modo di contattare quella forza che ci appartiene e della quale, troppo spesso, non riusciamo a fare esperienza. Nella pratica, passiamo il testimone al nostro magnifico involucro ed attraverso di esso, dalle radici, torniamo a prenderci ciò che ci appartiene: la nostra integrità.

Alla fine, altro che odio: tutto finisce sempre con una spassionata dichiarazione d’amore!

Claudia